I Lambertini di Bologna, papa Benedetto XIV e il segnale reale catalano

 

I Lambertini sono una delle stirpi nobili più antiche e prestigiose di Bologna, città dove possedettero diversi palazzi e torri, e dalla quale uscì il membro più illustre della famiglia: Prospero Lambertini, che esercitò l'incarico tra il 1740 e il 1758 con il nome di Benedetto XIV.

Chi osservi il suo stemma, però, vi troverà un elemento sorprendente per una famiglia italiana senza alcuna parentela conosciuta con la regalità della Penisola Iberica: i quattro pali di rosso su fondo d'oro —la senyera, il segnale reale della Casata di Barcellona e della Corona catalano-aragonese. In questo articolo cercheremo di scoprire perché i Lambertini portavano il segnale reale catalano.

[Immagine superiore: Stemma di papa Benedetto XIV, con la senyera catalana dei Lambertini.]



[L'emblema araldico dei Lambertini è quello della casa reale catalana.]


Lo stemma originale e il cambiamento del 1390

Prima di questo episodio, lo stemma familiare dei Lambertini era diverso: portava un «leopardo illeonito» (un leone o leopardo passante), secondo la tradizione genealogica conservata dalla stessa famiglia, oppure uno stemma con le lettere L e B, secondo altre fonti.

Tuttavia, secondo quanto ci raccontano i cronisti bolognesi, principalmente Pompeo Scipione Dolfi, autore della «Cronologia delle famiglie nobili di Bologna» (1670), nell'anno 1390 la famiglia ottenne il privilegio di cambiare radicalmente il proprio stemma e di adottare il disegno «d'oro, a quattro pali di rosso» (oro, con quattro pali rossi). Il motivo furono i servizi militari prestati «in terra iberica» da Aldrighetto Lambertini, figlio di Egano Lambertini, al re catalano Giovanni il Cacciatore (Giovanni I d'Aragona), che regnò tra il 1387 e il 1396. I principali titoli di Giovanni il Cacciatore erano re d'Aragona, di Maiorca, di Valencia, di Sardegna, di Corsica, e conte di Barcellona, del Rossiglione e della Cerdagna; e duca di Girona.


[Il re catalano Giovanni il Cacciatore concesse il sigillo reale catalano alla famiglia Lambertini per i buoni servizi militari resi in terra iberica.]

Successivamente, la famiglia Lambertini ottenne dalla monarchia catalano-aragonese anche alcuni feudi nel Regno di Napoli, sebbene la cronologia esatta di questo secondo legame (probabilmente già in un periodo diverso, sotto Alfonso il Magnanimo o i suoi successori napoletani) non sia rimasta del tutto chiarita in questa ricerca.

La frase latina «Quae nunc regnum dono» è il motto che accompagna sempre lo stemma dei Lambertini e può essere tradotta letteralmente come «La quale ora dono come regno» o, a seconda del contesto, «Alla quale ora dono un regno». È ben chiaro che il motto fa riferimento alla generosa concessione del re alla famiglia.
 

Perché un re catalano concesse il proprio segnale reale a un nobile straniero?

Non si ha notizia che i Lambertini abbiano fatto parte della casa reale catalana. Pertanto, come si spiega che portino il segnale reale nel loro stemma? Gli esperti ci dicono che questa pratica, chiamata «aumento d'onore», era relativamente comune nell'Europa medievale e moderna e non implicava alcuna parentela di sangue con la famiglia reale. Si trattava di un premio prestigioso, trasmissibile ai discendenti, che un monarca concedeva a nobili e militari che lo avevano servito fedelmente, come segno visibile e permanente del favore reale.

La Corona d'Aragona ne fece un uso particolarmente frequente, data la sua natura territorialmente dispersa (Aragona, Catalogna, Valencia, Maiorca, Sardegna, Sicilia e, più tardi, Napoli): concedere il segnale reale a nobili locali o stranieri era un modo efficace per fidelizzarli senza dover cedere loro terre o titoli aggiuntivi.

Altre famiglie italiane, soprattutto siciliane e napoletane, portano ancora oggi le barre catalane nei loro stemmi per lo stesso motivo, come i Paternò (Sicilia), gli Aymerich (Sardegna) o i Ruggi d'Aragona (Napoli). In questi casi, come in quello dei Lambertini, l'onore araldico riflette un legame di servizio, non di parentela.

Questa ricerca ha permesso di confermare il fatto centrale (la concessione del 1390, il beneficiario e il re concedente), ma lascia aperte diverse domande: a quale campagna militare concreta partecipò Aldrighetto Lambertini? Le fonti consultate parlano soltanto, in modo generico, di «successi militari ottenuti in terra iberica», senza precisare il conflitto, la battaglia o l'anno esatto.


Papa Benedetto XIV, un papa Lambertini con la "senyera" catalana

Un Papa di Roma portò il segnale reale catalano nel suo stemma. Si tratta di Benedetto XIV (Bologna, 1675 - Roma, 1758). Il suo vero nome era Prospero Lorenzo Lambertini e fino a oggi è stato il membro più celebre della famiglia Lambertini.

Prospero Lorenzo Lambertini nacque a Bologna il 31 marzo 1675, figlio di Marcello Lambertini e Lucrezia Bulgarini, all'interno di un ramo cadetto dell'antica famiglia senatoriale bolognese Lambertini. Fu educato dai genitori e studiò, prima a Bologna e dal 1688 a Roma, al Collegio Clementino, dove conseguì il dottorato in teologia e diritto civile e canonico nel 1694.

La sua carriera ecclesiastica fu fulminea: segretario della Congregazione del Concilio (1720), vescovo di Teodosiopoli (1724), arcivescovo di Ancona (1727), cardinale (1728) e, infine, arcivescovo di Bologna (1731) —il «sogno» di tornare a casa, secondo quanto lo descrivono i suoi biografi. Il 17 agosto 1740, dopo un conclave lunghissimo (sei mesi, 255 scrutini, il più lungo del secolo), i cardinali, bloccati dalle lotte tra le potenze europee, lo elessero papa. Assunse il nome di Benedetto XIV e governò la Chiesa fino alla sua morte, il 3 maggio 1758.

È considerato uno dei papi più significativi dell'età moderna: promotore dell'«illuminismo cattolico» alla maniera di Muratori, fondò la prima cattedra pubblica di ostetricia d'Italia, donò la sua biblioteca personale (25.000 volumi) a Bologna e protesse l'Istituto delle Scienze fondato da Marsili. È conosciuto anche per la commedia teatrale "Il cardinale Lambertini", di Alfredo Testoni, che ritrae il suo carattere spontaneo e poco convenzionale.

[Il papa Benedetto XIV, Prospero Lorenzo Lambertini, con una veste papale recante il suo stemma araldico catalano. Talvolta utilizza una brisura con tre pali rossi invece di quattro, molto comune nel Regno di Napoli.]

Forse fu uno dei migliori eruditi ad aver occupato il trono papale, sebbene sia stato spesso ignorato; promosse l'apprendimento scientifico, le arti barocche, la rivitalizzazione del tomismo e lo studio della forma umana.

Eletto dopo il conclave più lungo dei tempi moderni (sei mesi), Benedetto XIV fu l'autore della prima enciclica papale, "Ubi Primum" (1740), sui doveri dei vescovi. Fu eletto papa dopo essere emerso come candidato solo alla fine, con sorpresa di tutti. A un certo punto dei lavori, l'ingegnoso e bonario cardinale Lambertini commentò: «Volete un santo? Prendete Gatti. Un politico? Prendete Aldovrandi. Ma se volete un uomo buono, prendete me!». Sebbene fosse chiaro che stava solo scherzando, i cardinali alla fine decisero di eleggerlo. C'erano state 254 votazioni nelle quali il cardinale Lambertini non aveva ricevuto nemmeno un voto!

Sebbene Benedetto XIV fosse un uomo della sua epoca dal punto di vista teologico e spirituale, molti protestanti e studiosi agnostici lo rispettavano per l'ampiezza dei suoi interessi accademici e per il suo sostegno alle arti e alle scienze. 

Scrisse una lettera circolare a tutti i vescovi del mondo. Intitolata "Ubi primum", dove trattava dei doveri dei vescovi ed è generalmente considerata la prima enciclica papale. Il suo libro sulla creazione dei santi, "De servorum Dei", fu ristampato spesso e rimase per molti anni il trattamento classico dell'argomento.

Uomo politicamente realista e moderno nell'affrontare i rapporti con gli atei e i non cattolici, Benedetto XIV mise in pratica una serie di decreti destinati a colmare le lacune politico-amministrative lasciate dai papi precedenti. Fautore del mecenatismo non solo umanistico ma anche scientifico, papa Lambertini cambiò atteggiamento a partire dall'anno 1750, quando le tendenze anticlericali dell'Illuminismo, che vedevano l'ordine dei gesuiti come il loro principale antagonista, divennero sempre più allarmanti.

Verso la fine del suo pontificato, Benedetto XIV fu costretto ad affrontare questioni relative alla Compagnia di Gesù. La espulse dal Portogallo su richiesta di Giuseppe I nel 1758, poco prima della sua morte. Il papato acconsentì con riluttanza alle richieste antigesuitiche, sebbene fornisse una giustificazione teologica minima alle soppressioni.

Morì per una malattia renale, febbre e infiammazione dei polmoni all'età di 83 anni. Le sue ultime parole furono: «Nostro Signore morì sotto Pilato, io morirò sotto Ponzio» (Ponzio era il suo medico).

Fu sepolto in San Pietro di Vaticano, dove è commemorato da un imponente monumento di Pietro Bracci, sormontato dallo stemma della sua famiglia con le 4 barre catalane (immagine inferiore), eretto grazie ai contributi finanziari dei sessantaquattro cardinali che aveva creato durante il suo pontificato.

Riguardo al suo stemma papale con il segnale reale catalano.

Sebbene nel suo mausoleo funerario appaia il suo stemma con i quattro pali della Corona catalano-aragonese, esistono ritratti e libri nei quali appare soltanto con tre pali. A cosa è dovuta questa differenza?

Nel Regno di Napoli, le brisure (segni di differenziazione araldica tra rami di una stessa famiglia o stirpe) erano effettivamente una pratica ben consolidata e documentata. Lo conferma, per esempio, uno studio sui Ruggi d'Aragona, che spiega come diversi rami della famiglia napoletana con radici aragonesi portassero varianti dello stesso stemma originale, differenziate mediante brisure —seguendo, di fatto, un'usanza che risaliva già agli Angioini (il «lambello rosso a 3 gocce» che distingueva il ramo cadetto della casa d'Angiò a Napoli dal 1282).

Inoltre, il numero dei pali dello stemma catalano veniva rappresentato in maniera variabile a Napoli. Così, nel «Codice Miniato della Confraternita di Santa Marta» (Archivio di Stato di Napoli), lo stemma di Ferdinando I d'Aragona vi appare rappresentato con soltanto due pali di rosso, invece dei quattro originali —una variazione che la stessa fonte qualifica come «erronea» («lo stemma d'Aragona riporta erroneamente solo due pali di rosso»), ma che dimostra che la fissazione del numero esatto dei pali non era rigida nella pratica araldica napoletana reale, nemmeno nei documenti ufficiali della corte.

Tuttavia, non abbiamo trovato alcuna fonte che documenti specificamente i «tre pali» come brisura riconosciuta e diffusa nel Regno di Napoli. L'esempio concreto che abbiamo è di due pali (Ferdinando I), non di tre. Ciò non esclude la tua ipotesi, dato che la logica araldica è esattamente la stessa: ridurre il numero degli elementi come forma di differenziazione o, semplicemente, per variazione/errore di trasmissione. Ma non l'abbiamo ancora confermata con un caso napoletano specifico di tre pali.

Tuttavia, questa spiegazione della brisura napoletana è la più verosimile per spiegare perché lo stemma di Benedetto XIV mostri, in alcuni casi, tre pali invece di quattro. Il fatto si accorda perfettamente con una pratica araldica napoletana reale e documentata (variazione nel numero dei pali dello stemma reale catalano originale, sia per brisura deliberata sia per trasmissione libera).


Il mausoleo funerario del papa in Vaticano mostra lo stemma con i 4 pali del segnale reale catalano

Se c'è un dato significativo che può chiudere ogni dubbio è il mausoleo ufficiale di papa Benedetto XIV in San Pietro a Roma, la rappresentazione più solenne e pubblica dello stemma, pensata per durare per sempre e che mostra quattro pali, coincidendo esattamente con lo stemma originale della concessione del 1390 da parte della Corona catalano-aragonese.

Ciò rafforza significativamente la lettura che avevamo già: lo stemma della famiglia Lambertini, con i quattro pali della Corona catalana, fu mantenuto in modo coerente e visibile fino alla fine della vita di Benedetto XIV, culminando nel suo monumento funerario nella basilica più importante della cristianità. L'ipotesi dei «tre pali» (sia per brisura napoletana sia per qualsiasi altro motivo) rimane come una variazione puntuale e meno rappresentativa, mentre i quattro pali sono la forma consolidata e «ufficiale» dello stemma familiare.

[Mausoleo funerario di papa Benedetto XIV, sormontato dallo stemma reale catalano dei Lambertini, con i quattro pali rossi, scolpito da Pietro Bracci nel 1769.]

[Dettaglio dello stemma papale di Benedetto XIV sul suo monumento funerario nella Basilica di San Pietro a Roma, con le armi dello stemma reale catalano dei Lambertini.]

I domini dei Lambertini: torri, palazzi e il castello di Poggio Renatico

I Lambertini furono, per secoli, una delle grandi famiglie guelfe di Bologna, con un ruolo da protagonisti nelle lotte tra fazioni della città medievale —furono determinanti, per esempio, nell'espulsione dei Lambertazzi (la fazione ghibellina rivale) nell'anno 1274, dopo quaranta giorni di scontri, incendi e saccheggi. Questo peso politico si tradusse in un notevole patrimonio immobiliare all'interno della stessa Bologna.

La più celebre delle loro proprietà è la Torre Lambertini, completata nell'anno 1242, costruita originariamente in modo isolato. Nel 1294, il Comune di Bologna la acquistò per ampliare la propria residenza istituzionale, integrandola nel complesso formato dal Palatium vetus (l'antecedente del Palazzo del Podestà) e dal Palatium novum.

[Immagine della Torre dei Lambertini a Bologna.]

Per vedere la Torre Lambertini, vi consigliamo di guardare il Palazzo Re Enzo o il Palazzo del Podestà da Via Rizzoli, vicino a Via Caduti di Cefalonia. Abbiamo già menzionato che la famiglia Lambertini fu importante nel conflitto per il controllo della città tra guelfi e ghibellini. La famiglia Lambertini (guelfi) contribuì a bandire la famiglia Lambertazzi (ghibellini) nel 1274 dopo 40 giorni di lotta. Sembra inoltre che abbiano posto fine alla vicenda del re Enzo di Sardegna (figlio dell'imperatore Federico II), che trascorse il resto della sua vita imprigionato nel palazzo (che in seguito prese il suo nome).

Attualmente, l'unica cosa che ricorda l'esistenza della famiglia Lambertini a Bologna è la loro torre. La torretta, le porte, le finestre e l'ingresso del piano terra furono costruiti in epoche diverse. La piccola porta con il balcone e la finestra più piccola (sul lato orientale della torre) dovrebbero far parte dell'edificio originale. La porta grande e le finestre più grandi sono più moderne e si presume che siano state costruite quando la torre fu ceduta al Capitano del Popolo (la magistratura della città) nel 1255. Fu aggiunta al palazzo e, pertanto, fu sottoposta al necessario riadattamento interno.

Questa torre è legata a un episodio storico straordinario: vi fu imprigionato Enzo, re di Sardegna, figlio naturale dell'imperatore Federico II, che vi trascorse il resto della sua vita in cattività. Questo fatto è così rilevante che il complesso è ancora oggi conosciuto come «Palazzo Re Enzo», uno degli edifici più emblematici del centro di Bologna. La torre, oggi ridotta a circa 25 metri di altezza dopo diverse ristrutturazioni, è ancora parzialmente visibile integrata nell'angolo esterno del Palazzo del Podestà.

Inoltre, i Lambertini possedettero altre case e palazzi con torri all'interno della città:

Un altro palazzo con torre in via degli Orefici, riccamente decorato con ornamenti in terracotta, del quale ancora oggi è riconoscibile una finestra decorata; l'edificio fu infine trasformato in una locanda conosciuta come «Leoncino d'Oro».

La casa natale di Prospero Lambertini (il futuro Benedetto XIV), situata nella piazza di fronte alla chiesa di San Giacomo degli Eremitani Agostiniani, con ingresso dal lato di via delle Vetrate —successivamente proprietà del conte Ottavio Malvezzi-Ranuzzi.

Un'altra torre, ottenuta già dal 1237 mediante un contratto feudale con la famiglia Tantidenari.

[Imatge del Castell dels Lambertini a Poggio Renatico el 1578, abans de patir diverses remodelacions.]
 

Il feudo dei Lambertini nel borgo di Poggio Renatico, a Ferrara: nove secoli di possesso quasi continuo. Questa è, di gran lunga, la proprietà territoriale più importante e duratura della famiglia, e merita un racconto a sé.

Le origini risalgono all'anno 972, quando l'arcivescovo di Ravenna, Onorio, concesse ai Lambertini l'investitura su Poggio Renatico (oggi in provincia di Ferrara) —un territorio che, secondo le fonti consultate, la famiglia possedette in modo quasi continuo per nove secoli.

Il castello stesso ha un'origine diversa e più tarda: fu costruito nel Medioevo dalla famiglia Guastavillani come struttura difensiva e passò nelle mani dei Lambertini soltanto nel XV secolo. La data chiave è il 12 novembre 1441, quando Guido Antonio Lambertini, figlio di Aldrighetto (lo stesso personaggio del privilegio araldico del 1390 di cui abbiamo parlato negli articoli precedenti), ricevette in feudo la contea di Poggio Renatico, Caprara e Rognatica.

[Aspetto attuale del Castello dei Lambertini a Poggio Renatico, dopo la sua ricostruzione del 2012 a causa di un terremoto.]


Il castello ha avuto una storia travagliata:

1363: assalito e conquistato dai sostenitori dei Visconti.
1390: restituito ai Lambertini dal Comune di Bologna nello stesso anno della concessione araldica catalana.
1443: nuovamente conquistato dalle milizie del marchese di Ferrara.
1444: restituito ai Lambertini dai «XVI riformatori», con l'aggiunta del territorio di Caprara.
1475: importante trasformazione sotto Egano Lambertini.
1600: la fortezza viene trasformata in un palazzo signorile, perdendo il suo carattere militare.
1625: Cornelio Lambertini ottiene l'elevazione della contea a marchesato.
1660: nuova importante ricostruzione; il castello diventa residenza temporanea della regina Cristina di Svezia.
1735: il feudo passa a Prospero Lambertini, allora ancora arcivescovo di Bologna.
1740: ormai papa Benedetto XIV, investe del marchesato di Poggio suo nipote Egidio.

Il declino e la fine della famiglia

Qui vi è un dato sorprendente che si ricollega direttamente agli articoli precedenti: tutte le fonti consultate concordano sul fatto che la morte di Benedetto XIV, il 3 maggio 1758, segni l'inizio del declino definitivo della casata Lambertini. I motivi documentati sono diversi e si accumulano: nuove esondazioni e rotture degli argini del fiume Reno, i disordini precedenti alla Rivoluzione francese e la progressiva dispersione del patrimonio familiare.

La famiglia si estinse all'inizio del XIX secolo. Nel 1822, ormai senza eredi, il castello di Poggio Renatico fu ceduto alla comunità locale per 4.000 scudi.

Come curiosità che conferma la persistente memoria di questo dominio: intorno alla piazza di Poggio Renatico sono ancora conservati cippi di marmo di Verona del 1738, che segnavano i confini dei possedimenti Lambertini —con lo stemma familiare inciso su un lato e quello della famiglia confinante sull'altro.

La sopravvivenza del nome, non della linea

Vale la pena segnalare, per completare il quadro, che esiste un Egano Righi-Lambertini (1906-2000), cardinale e arcivescovo italiano del XX secolo —ma non si tratta di un discendente diretto di sangue dell'antica casata: è discendente di un certo Giovanni Righi di Comacchio, al quale un Giovanni Lambertini dell'antica famiglia concesse il privilegio di aggiungere il cognome Lambertini. Vale a dire, il nome sopravvisse per questa via onorifica, ma la linea dinastica propriamente detta si estinse, come confermano tutte le fonti su Poggio Renatico.

Pertanto, il patrimonio dei Lambertini non si limitava dunque a uno stemma prestigioso: comprendeva torri e palazzi nel cuore di Bologna (con un ruolo persino nella storia imperiale, grazie alla prigionia del re Enzo), e un dominio feudale quasi millenario a Poggio Renatico, elevato a marchesato e legato personalmente allo stesso Benedetto XIV. La coincidenza che sia l'ascesa araldica (1390) sia la restituzione del castello di Poggio (1390) avvengano nello stesso anno —e che la morte del papa (1758) segni al contempo la fine dello splendore familiare— conferisce a questa storia una notevole coerenza narrativa, quasi un arco completo: una famiglia che ascende con un re straniero e un castello recuperato, e che si spegne con la morte del suo membro più illustre.

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Nota metodologica: le informazioni sulla concessione araldica del 1390 provengono principalmente da un forum specializzato, non da una pubblicazione accademica sottoposta a revisione paritaria, sebbene citi cronisti bolognesi storici. Per confermarla con piena sicurezza documentale, sarebbe necessario consultare direttamente l'opera di Dolfi o i registri della cancelleria di Giovanni I d'Aragona.

Un articolo di Bellònides


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